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martedì 28 febbraio 2017

Pio XI, Lettera Enciclica “Ad Catholici Sacerdotii” sul Sacerdozio cattolico, 20 dicembre 1935 - 3



IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA O CONFESSIONE

Ma fra tutti questi poteri che il sacerdote ha sul corpo mistico di Cristo, a vantaggio dei fedeli, uno ve n'è sul quale non possiamo contentarci del semplice accenno testé fatto: quella potestà, "che Iddio non ha data né agli Angeli né agli Arcangeli", come dice San Giovanni Crisostomo, la potestà cioè di rimettere i peccati: "A chi rimetterete i peccati saranno rimessi ed a chi li riterrete saranno ritenuti" [Gv 20,23]

(...) L'Uomo-Dio, che aveva ed ha " sulla terra il potere di rimettere i peccati " [Lc 5,24], l'ha voluto trasmettere ai suoi sacerdoti (...). 

Quale conforto per l'uomo colpevole, trafitto dal rimorso e pentito, udire la parola del sacerdote, che in nome di Dio gli dice: "Io ti assolvo dai tuoi peccati"! 

E l'udirla dalla bocca di uno, che a sua volta avrà bisogno egli pure di chiederla per sé ad un altro sacerdote, non solo non avvilisce il dono misericordioso, ma lo fa apparire più grande, facendoci meglio intravedere, attraverso la fragile creatura, la mano di Dio, per la cui virtù si opera il portento. 

Ed è perciò che - per usare le parole di un illustre scrittore, il quale tratta anche di cose sacre con una competenza rara a trovarsi in un laico - "quando un sacerdote, fremendo in ispirito della sua indegnità e dell'altezza delle sue funzioni, ha stese sul nostro capo le sue mani consacrate; quando, umiliato di trovarsi il dispensatore del Sangue dell'alleanza, stupito ad ogni volta di proferire le parole che danno la vita, peccatore egli ha assolto un peccatore, noi alzandoci da' suoi piedi, sentiamo di non aver commessa una viltà... Siamo stati ai piedi di un uomo che rappresentava Gesù Cristo... vi siamo stati per acquistare la qualità di liberi e di figliuoli di Dio".

lunedì 20 febbraio 2017

Pio XI, Lettera Enciclica “Ad Catholici Sacerdotii” sul Sacerdozio cattolico, 20 dicembre 1935 - 2


IL SACERDOTE, 
DISPENSATORE DEI MISTERI DI DIO

Il cristiano, quasi ad ogni passo importante della sua mortale carriera, trova al suo fianco il sacerdote in atto di comunicargli o accrescergli col potere ricevuto da Dio questa grazia, che è la vita soprannaturale dell'anima. 

- Appena nasce alla vita del tempo, il sacerdote lo rigenera col BATTESIMO ad una vita più nobile e più preziosa, la vita soprannaturale, e lo fa figlio di Dio e della Chiesa di Gesù Cristo;

- per fortificarlo a combattere generosamente le lotte spirituali, un sacerdote rivestito di speciale dignità lo fa soldato di Cristo nella cresima:

- appena è capace di discernere ed apprezzare il Pane degli Angeli, il sacerdote glielo porge, cibo vivo e vivificante disceso dal cielo; 

- se caduto, il sacerdote lo rialza in nome di Dio e con Lui lo riconcilia per mezzo della penitenza; 

- se Iddio lo chiama a formarsi una famiglia ed a collaborare con Lui alla trasmissione della vita umana nel mondo, per aumentare prima il numero dei fedeli sulla terra e poi quello degli eletti nel cielo, il sacerdote è là a benedire le sue nozze e il suo casto amore; 

- e quando il cristiano, giunto alla soglia dell'eternità, ha bisogno di forza e di coraggio prima di presentarsi al tribunale del Giudice divino, il sacerdote si china sulle membra doloranti dell'infermo e lo riconsacra e conforta con l'Olio Santo. 

Dopo di aver così accompagnato il cristiano attraverso il pellegrinaggio terreno fino alle porte del cielo, il sacerdote ne accompagna il corpo alla sepoltura con i riti e le preci della speranza immortale, e ne segue l'anima sino oltre le soglie dell'eternità per aiutarla coi suffragi cristiani, se mai abbisognasse ancora di purificazione e di refrigerio. 

Così dalla culla alla tomba, anzi sino al cielo, il sacerdote è accanto ai fedeli, guida, conforto, ministro di salute, distributore di grazia e di benedizioni.

giovedì 9 febbraio 2017

Pio XI, Lettera Enciclica “Ad Catholici Sacerdotii” sul Sacerdozio cattolico, 20 dicembre 1935 - 1


Il sacerdote, 
secondo la magnifica definizione 
che ne dà lo stesso San Paolo, 
è bensì un uomo "preso di mezzo agli uomini", 
ma "costituito a vantaggio degli uomini 
per i loro rapporti con Dio": 
il suo ufficio NON ha per oggetto
le cose umane e transitorie, 
per quanto sembrino alte e pregevoli,
ma le cose DIVINE ed ETERNE; 
cose, che possono essere per ignoranza 
derise e disprezzate, 
che possono anche venire osteggiate
con malizia e furore diabolico,
come una triste esperienza lo ha spesso provato
e la prova pur oggi, 
ma che stanno sempre AL PRIMO POSTO
nelle aspirazioni individuali e sociali dell'umanità, 
la quale sente irresistibilmente di essere fatta per Iddio 
e di non potersi riposare se non in Lui.